Touchpoints

I nuovi touchpoints nell’healthcare 4.0

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Come può Alexa ricordarmi la terapia che devo seguire in autonomia da casa? In che modo lo smartwatch riesce ad aiutare il medico curante?

Non si tratta di prospettive lontane nel tempo, ma di realtà che da qualche anno il mondo dell’healthcare sta sperimentando e approfondendo. I nuovi dispositivi 4.0 e i database sempre più capienti consentono a questi nuovi dispositivi di comunicare tra loro e di tenere traccia degli eventi che registrano. Potenzialità che soprattutto nell’ambito della cura al paziente possono risultare un’arma a doppio taglio se non utilizzate e tutelate nel modo corretto. Tuttavia, non implementare servizi di healthcare che sfruttino le nuove tecnologie per il timore della dispersione dei dati e delle responsabilità, sarebbe un grosso sbaglio. Le relazioni tra medico, paziente, infermieri e Associazioni, non può che essere guardata alla luce di quelle che sono le offerte tecnologiche dell’ultimo decennio.

Alexa, a che ora devo andare dal medico?”

Gli Smart Speaker, come Google Home o Amazon Echo, stanno diventando sempre di più una componente dell’arredamento domestico. Un device che si collega a tv, smartphone e altri strumenti della casa, che si può comandare con una sola istruzione vocale o con una vera e propria conversazione, comincia a interessare un numero crescente di utenti. Si tratta di una tecnologia che tramite algoritmi implementa nel tempo la personalizzazione delle risposte e che il mondo dell’healthcare può sfruttare soprattutto nell’ambito delle terapie sanitarie croniche o di lungo periodo.

Ricordarsi di assumere la terapia al momento giusto, chiamare l’infermiere per accordarsi sull’infusione domiciliare o anche solo interrogare il dispositivo per dubbi in merito alla gestione della propria terapia possono essere solo alcune delle applicazioni di questa tecnologia.

La personalizzazione delle risposte e quello che appare alla stregua di un apprendimento nel tempo sulla base delle interazioni, rappresenta il valore aggiunto degli Smart Speaker, poiché potrebbe aiutare la realtà sanitaria a proporre soluzioni sempre di più modellate sull’unicità dei pazienti, delle loro patologie e delle esigenze terapeutiche.

Per aiutare coloro che sono affetti da malattie rare a raccogliere i propri dati e sintomi giornalieri in un diario, è stata sviluppata CloudIA. Un’applicazione che si basa sul riconoscimento vocale ed è dotata di notifiche push. L’App presenta anche una sezione per la visualizzazione grafica dei dati che possono essere visionati tramite una panoramica giornaliera, settimanale o mensile. Tramite CloudIA sarà anche possibile monitorare la terapia, impostare l’assunzione dei farmaci prescritti (con possibilità di attivare notifiche per il remind della terapia), segnare le visite sul calendario grazie all’integrazione con Google Calendar, il tutto nel rispetto e nella garanzia della privacy dell’utente. A svilupparla il NECSTLab, del DEIB dipartimento, il laboratorio del Politecnico di Milano che ha partecipato e vinto, con questo progetto, il Rare Disease Hackaton 2018.

Monitorare la propria salute grazie ai Wearable e alle Applicazioni

 Il mercato dei dispositivi wearable è destinato a raggiungere i 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2024, come riporta la società di intelligence aziendale IDTechEX.

Orologi intelligenti, fasce elastiche con sensori, auricolari wireless, sono solo alcuni degli strumenti che raccolgono innumerevoli dati sull’attività fisica e sui parametri vitali delle persone. Sempre più spesso questi dati vengono raccolti in app del nostro telefono o mandati in tempo reale a database. Tuttavia, come sottolinea il giornalista Ruggiero Corcella nel suo articolo Servono davvero tutte queste app sulla salute?, il fatto che un’applicazione sia classificata come sanitaria e abbia il marchio CE, non è sufficiente a garantirne la sicurezza dei dati immagazzinati. A creare difficoltà in queste tipologie di garanzie sono gli stessi smartphone, che possono dimostrarsi vulnerabili e suscettibili ad attacchi informatici esterni. Il panorama attuale italiano vede sempre più app utilizzate in ambito healthcare, ma ancora poche regolamentazioni.

Per tutti gli attori dell’ambito sanitario rappresentano supporti preziosi per monitorare l’andamento della salute del paziente, dei suoi parametri fisici, delle risposte intellettive e per produrre avvisi tempestivi da affiancare ai controlli periodici. Ed è proprio la multinazionale di Cupertino Apple, tra le prime a lanciare sul mercato un orologio digitale in grado di raccogliere dati sull’attività fisica e sul sonno delle persone, a iniziare sin da subito a studiare come sviluppare il loro wearable per renderlo di supporto in campo medico. Dopo poco tempo dall’uscita dell’aggiornamento dell’Apple Watch 4 che permette di individuare i segni di una fibrillazione atriale, alcune indiscrezioni sembrano confermare che per l’uscita della versione 5, verranno implementate funzionalità per il monitoraggio del glucosio nel sangue, per vedere se chi lo indossa ha un basso tasso glicemico. Già nel 2018, una ricerca condotta dall’azienda Cardiogram insieme all’università di San Francisco aveva dimostrato su un campione di utenti che, attraverso l’uso di algoritmi di apprendimento automatico e delle reta neurale “DeepHearth” di Cardiogram, sembrava possibile individuare il diabete attraverso un normale sensore del battito.

Anche il cerotto Abbott FreeStyle per il monitoraggio continuo della glicemia si è rivelato sin da subito un’invenzione capace di migliorare la vita delle persone affette da diabete. Senza bisogno di effettuare frequenti punture su un dito, è possibile monitorare l’andamento del glucosio e il valore dello stesso tramite il sensore FreeStyle Libre appositamente posto sul braccio. Scaricando, poi, un’applicazione sul proprio telefono e avvicinando quest’ultimo al sensore è possibile vedere la lettura del valore del glucosio attuale, consultare lo storico dei dati e la freccia di tendenza. Tutte informazioni che, senza la necessità di un terzo dispositivo intermedio tra cerotto e applicazione, sono ora disponibili direttamente sullo smartphone e inviabili al proprio medico.

I servizi al paziente alla portata di un “button”

Comprare le capsule per la macchina del caffè, rifornire la credenza con i biscotti che preferiamo e avere sempre a disposizione una riserva di detersivo non è mai stato così facile. Da quando Amazon ha commercializzato i Dash buttons, il modo di fare acquisti è cambiato radicalmente. Schiacciare il pulsante attiva direttamente l’ordine del prodotto che è stato scelto e programmato per poi farlo recapitare a casa del cliente.

Una tecnologia, quella dell’AWS IoT 1-Click (il servizio IoT di Amazon Web Services alla base del funzionamento dei Dash Buttons), che può essere applicata anche al mondo dell’healthcare per aiutare a velocizzare la comunicazione e l’attivazione di servizi tra le aziende farmaceutiche, gli operatori sanitari e i pazienti. Spesso, infatti, le persone sono costrette a conciliare le loro necessità terapeutiche con la vita quotidiana e si rivela sempre più necessario facilitare le relazioni e gli scambi di informazioni tra gli attori del mondo sanitario. Aumentare l’engagement del paziente, indipendentemente dal suo livello di alfabetizzazione tecnologica, è fondamentale per chi offre servizi di supporto personalizzati e sempre più digitali.

Un semplice bottone che non presenta vincoli fisici e può essere portato con sé o posizionato dentro casa, rappresenta uno strumento flessibile e modulabile sulle base delle diverse esigenze degli operatori. Un modo per portare relazioni e comunicazioni solitamente più complesse e lunghe alla portata di un gesto semplice, intuitivo, veloce e immediato.